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Posts Tagged ‘informare per resistere’

di Helene Benedetti

Pubblicato dalla testata giornalistica Julienews

La coppetta mestruale è una valida alternativa, sana, ecologica ed economica, all’uso degli assorbenti interni, esterni e salvaslip. A differenza degli assorbenti, che appunto assorbono, la coppetta mestruale raccoglie il ciclo al suo interno per poi essere svuotata. In Italia è ancora poco conosciuta, mentre all’estero viene usata da tantissimi anni.
La coppetta mestruale si presenta come una specie di imbutino in silicone trasparente o di vari e bellissimi colori. Il consiglio è di utilizzare quelle trasparenti non avendo certezza della non tossicità dei coloranti utilizzati.
Gli assorbenti, interni ed esterni vengono trattati con sbiancanti chimici e fibre sintetiche, spesso, possono provocare allergie, fastidi e bruciori; inoltre, il materiale di punta degli assorbenti è il rayon, fibra ad alto potere assorbente e meno costoso del cotone, ma la principale causa possibile di sindrome da Shock Tossico (TSS) sta proprio nella sua alta possibilità di imbibizione.

Usarla è semplicissimo, per il primo utilizzo va sterilizzata in acqua bollente per 5 minuti, successivamente potrete usare l’Amuchina. Una volta sterilizzata, con le mani pulite, la potrete piegare e posizionare all’interno della vagina (nelle confezioni troverete il foglietto illustrativo e in rete ci sono anche dei video che spiegano passo passo il modo in cui va inserita e rimossa); grazie al morbido silicone, troverà da sola la sistemazione migliore; non si sposterà perché sarà fissata a ventosa, non si perderà all’interno del vostro corpo, non si scioglierà e non scoppierà… starà li ferma ad aspettare che entro 4 o 5 ore la rimuoverete per svuotarla.
Oltre ad essere un notevole risparmio, perchè riutilizzabile per oltre 10 anni, la coppetta mestruale è anche ecologica. Se si pensa che per lo smaltimento di un assorbente in una discarica ci vogliono 500 anni, calcolando che solitamente il ciclo si presenta a 12 anni per salutarci intorno ai 50 anni, quindi con una media di 38 anni di fertilità avremo 456 cicli mestruali, per 5 giorni di ciclo possiamo ipotizzare l’uso di 25 assorbenti 456 x 25=11.400 assorbenti per una sola donna!!! Quindi, oltre al beneficio ecologico ambientale, ora, andate a guardare il prezzo dei vostri assorbenti e fate il conto su quanti soldi risparmierete usando la coppetta mestruale.
La coppetta mestruale non è facilmente reperibile in commercio, la potrete comprare o ordinare nei negozi NaturaSì, in alcuni punti Coop, presso alcune farmacie e erboristerie e su Internet; Il costo varia dai 12 ai 38 euro.
Per farvi conoscere meglio la coppetta mestruale, ho preferito lasciar parlare un campione scelto a caso tra 4 donne che la usano, nessuno meglio di loro saprà parlarci di questo nuovo modo di affrontare il ciclo mestruale.

Laura Rigoni, 35 anni, sceneggiatrice

Com’è stato usarlo la prima volta?
Metterla è stata facilissimo (anche se ero tesa come una corda di violino).
Toglierla, piuttosto difficile: tiravo tiravo e tiravo senza esito (non considerando l’effetto “ventosa”).
Non conoscevo nessuna che l’avesse provata a cui chiedere consigli, e già mi vedevo al pronto soccorso per farmela estrarre.
Dopo una breve crisi isterica, ho letto bene le istruzioni, e ho capito di dover afferrarla e schiacciarla un po’ per eliminarne l’aderenza.
Non essendo abituata a frugarmi dentro (così in fondo, poi!), la prima volta è stato un po’ sgradevole e inibente. Anche perché c’era un’altra cosa che non sapevo: si può spingere verso l’esterno la coppetta con semplici contrazioni dei muscoli vaginali (anche per quello ci vuole un po’ di pratica, ma ora sono diventata bravissima).
Nei giorni successivi, però, ho potuto fare esercizio.
Negli anni è diventato così semplice che faccio fatica a ricordare quei primi momenti.
Un po’ come la prima lezione di guida: ti sembra impossibile poter riuscire davvero a maneggiare un aggeggio estraneo senza nemmeno pensarci.

Ora la uso da tre anni e l’ho cambiata in spiaggia, in mezzo alla foresta, in aereo… insomma, praticamente ovunque.
Nelle situazioni estreme cerco di avere con me una bottiglietta d’acqua e l’amuchina tascabile per disinfettarmi le mani (sono le tue dita che portano i batteri: non la mooncup!), ma proprio in viaggio ne apprezzo di più i vantaggi, in termini di comodità (piuttosto che non avere bustine di assorbenti nascoste qua e là!).

La candida, che mi perseguitava quando usavo assorbenti interni, è scomparsa. Non guardo più se sul calendario è previsto l’arrivo del mio ciclo quando ricevo un invito al mare o in piscina, e non penso più a vestiti che “nascondano” eventuali assorbenti esterni.

I pro e i contro
Pro:
comodità, nessun cattivo odore né su di me, né dentro il cestino del bagno (poi la ginecologa mi ha spiegato che l’odore è provocato dal sangue a contatto con l’aria, ma con la mooncup questo contatto dura il tempo di buttare il sangue e lavare la coppetta), nessun impatto ambientale, salute (per la prima volta nella mia vita ho fatto tre pap test di fila senza tracce di candida).

Contro:
bisogna fare pratica e aver pazienza per imparare a usarla.
Ma ho capito che il problema non è la coppetta, bensì la confidenza che si ha con il proprio corpo.
Finché ero piena di ansie era tutto difficilissimo.
Nel momento in cui mi sono rilassata, è diventato facile e incredibilmente veloce.

Non tornerei mai agli assorbenti o tamponi!!! Mooncup fino alla menopausa!!!

Azzurra Cancelleri 26 anni, studentessa di economia
“Ho conosciuto la coppetta mestruale grazie ad un amico che la promuoveva, più per l’aspetto ecologico che altro, e già mia aveva convinta.
In seguito ho avuto modo di parlare con la sua fidanzata, che la coppetta la usa da parecchio tempo e lì è stato amore!
Purtroppo qui nel sud Italia è difficile trovarla nei negozi, per questo ho aderito ad uno dei gruppi d’acquisto e in poco più di un mese la coppetta era mia.
Prima di usarla la guardavo e avevo delle perplessità: a volte mi sembrava troppo grande, a volte troppo piccola, a volte la trovavo geniale altre scomodissima, mi rivedevo a ruota il video dimostrativo nella speranza di non avere poi difficoltà nell’uso.
Finalmente’ arriva il primo giorno di ciclo. Sterilizzo la mia coppetta, inserisco e … WOW!
E’ facilissima da inserire ma anche da togliere, è assolutamente impercettibile, contiene anche un flusso abbondante, toglie il pensiero “avrò l’assorbente di ricambio in borsa? “, è economicamente vantaggiosa (con una spesa di 20 euro circa si sta tranquilli per anni) e infine è ecologica.
Se penso al fatto che gli assorbenti che comunemente usiamo sono “trattati” per renderli bianchi mi rendo conto che è l’alternativa ‘sana’. Quelli della farmacia in puro cotone che costano un occhio, mi convincono sempre di più a non tornare, assolutamente, indietro; Neanche quando vedo le pubblicità che ci spiegano come il filtrante seta o l’interno odor control, ci possano fare sentire libere, fresche e asciutte.
La mia LadyCup con il suo sacchettino a pois rossi è la mia soluzione.”

Serena Serino, 26 anni, ballerina laureata in traduzioni e interpretariato
Ciao a tutte, mi chiamo Serena Serino,
ho 26 anni, sono una ballerina, laureata in traduzione e interpretariato e nel tempo libero, oltre a cantare e suonare mi occupo di “educazione ambientale” nei termini di sensibilizzazione in merito a quanto il nostro attuale modo di vivere quotidiano abbia un impatto negativo sull’ambiente e di conseguenza sulla nostra salute, e su quanto tutte le nostre piccole azioni quotidiane potrebbero, se orientate verso il rispetto nei confronti della vita e dell’ambiente in cui viviamo, fare la differenza. Da due anni uso la coppetta mestruale.
Ora vi racconto la mia esperienza:
Sono venuta a conoscenza dell’esistenza di questa coppetta, in particolare, della Mooncup, attraverso il forum del Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Napoli, e, in tutta sincerità, non credevo che l’avrei mai utilizzata, perché le mie associazioni mentali, mi suggerivano qualcosa di sporco, scomodo e antigienico … insomma, un po’ la reazione di tutte quelle che non l’hanno mai provata.
Poi, una sera, in una pizzeria del centro storico di Napoli, accompagno una mia amica in bagno, la aspetto fuori, e quando esce, mi racconta di aver appena effettuato il temutissimo “cambio fuori casa” della coppetta mestruale, praticamente in due minuti !
Io, stupita, inizio con le domande a raffica, e lei mi racconta che è comodissima, che si sterilizza prima di inserirla e che quindi è molto più igienica degli assorbenti tradizionali, che non è trattata con sostanze chimiche e che, come avevo potuto constatare, anche fuori casa bastano pochissimi minuti per svuotarla, sciacquarla e reinserirla.
Il fatto che una persona a me vicina, utilizzasse la coppetta mestruale senza problemi e che anzi, ne fosse entusiasta, mi ha fatto superare quella stessa barriera di diffidenza con la quale faccio i conti ogni volta che parlo della coppetta a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare e che fondamentalmente non l’ha mai provata.
Se questa mia amica non mi avesse rassicurato su tutta una serie di dubbi e perplessità probabilmente non avrei avuto il coraggio di provare, quindi approfitto per ringraziare di tutto cuore Concetta Sorrentino senza la quale, con tutta probabilità oggi sarei ancora schiava degli assorbenti !
Per fortuna, dopo la chiacchierata con lei, ho subito deciso di inserirmi in un GAS, ovvero un gruppo d’acquisto solidale, tramite il Meetup, e dopo un paio di settimane, per ventisei euro circa, avevo una coppettina mestruale in silicone anallergico, nel suo bel sacchetto di cotone biologico, tutta per me !
La prima volta che l’ho inserita, mi veniva da ridere, al pensiero che avrei avuto dentro di me, questa specie di bicchierino a raccogliere il mio flusso mestruale, e chiaramente i primi giorni riuscivo anche a sentirne la presenza. Come tutte le cose nuove, avevo bisogno di prenderci confidenza, capire il modo migliore in cui inserirla, estrarla ecc … Già dopo un paio di giorni iniziai a scoprirne i vantaggi pratici, la comodità e ad esperire una naturale sensazione di benessere fisico, che, durante il ciclo mestruale, non avrei mai pensato di provare .
Oggi, a quasi due anni da quel giorno, so di aver fatto una delle scelte migliori della mia vita, perché:
– non soffro più di fastidi legati all’utilizzo di tamponi e assorbenti, che essendo trattati con sbiancanti chimici e fibre sintetiche, mi hanno sempre provocato allergia, irritazioni e bruciori, e a mia insaputa, nel caso degli assorbenti interni, di cui io ero una gran consumatrice, mi hanno sempre messo a rischio della TSS, la Sindrome da Shock Tossico, oltre ad aver costantemente alterato il mio equilibrio vaginale naturale, a causa del potere assorbente dei tamponi interni che, oltre al flusso mestruale, si portano via tutta una serie di secrezioni naturali che servono a proteggere le mucose vaginali.
– vivo il ciclo mestruale, nonostante i dolori, in maniera molto più comoda e sicura, senza il timore di sporcarmi, senza l’ansia di andarmi a cambiare ogni poche ore, (addirittura con la coppetta posso stare tranquilla fino 12 h) e nel caso in cui lo desideri, posso fare anche a meno dei vestiti e della biancheria intima! Tra i tanti vantaggi che ci sono nell’utilizzo la coppetta mestruale, non posso non citare, la comodità data dal fatto di poter inserire la coppetta, in tutta tranquillità e senza alcun tipo di controindicazione, anche diversi giorni prima dell’inizio del ciclo, evitando, così, brutte ed improvvise sorprese.
– sono felice di non produrre più migliaia di rifiuti non biodegradabili ne’ tantomeno riciclabili.
– non rinuncio a nessun tipo di attività sportiva, dalla danza alla piscina.
– non spendo più soldi in assorbenti. La mia coppetta dura circa 15 anni, e l’ho pagata 26 euro.

Alla domanda: “torneresti agli assorbenti tradizionali ? “
Rispondo: provate a chiedere ad un ex carcerato se vuole tornare in prigione …

Helene Benedetti di “Informare per Resistere

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E’ un paese strano, il nostro.

L’Italia degli onesti che vorrebbero denunciare i ladri.
L’Italia in cui le guardie vanno a pranzo con i ladri.
L’Italia degli onesti che affondano nel girone della distruzione mediatica e giudiziaria.
L’Italia dei disonesti che denunciano gli onesti facendo in modo che le spese legali facciano da tappo alle loro bocche.

Parliamo della sorella di Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri).

Maria Teresa Letta, Presidentessa Regionale (ora commissario) della Croce Rossa in Abruzzo ha, di fatto, commesso da anni gravissimi illeciti all’interno della Croce Rossa Abruzzese.

Sul suo cammino ha incontrato il Maresciallo capo Vincenzo Lo Zito che aveva il compito di controllare che non avvenissero illeciti e che ha prontamente e ripetutamente denunciato le molteplici anomalie.

Per molto tempo è rimasto inascoltato, ma, finalmente, nel 2008 arriva un controllo dei Revisori dei Conti che rilevano gli illeciti fino a quando Maria Teresa Letta si presenta in ufficio per invitare a pranzo gli stessi Revisori dei Conti che, invece di rifiutare l’invito, non solo vanno a pranzo con l’indagata, ma non faranno più ritorno nel luogo dove avevano riscontrato gli illeciti, o meglio, rientrano in sede per comunicare che devono rientrare a Roma e l’ispezione cessa.

A questo punto, il maresciallo Vincenzo Lo Zito decide, giustamente, di segnalare l’operato anomalo dei Revisori dei Conti.
Questo gesto di denuncia verso i Revisori dei Conti, comporta, per il Maresciallo Vincenzo Lo Zito, la querela per Calunnia ad opera dei revisori stessi.

L’Udienza preliminare è fissata per il giorno 23 giugno alle ore 11:30 presso il Tribunale di Roma, Piazzale Clodio aula 5 G.U.P. 1° piano, per la sua difesa dovrà sborsare 8.000 euro e rischia da 2 a 6 anni di carcere.

Non è finita qui!
Per essere forse troppo onesto, la Croce Rossa ha pensato bene di farlo giudicare anche dal Comando Generale Esercito (CONFOTER) il quale, per mezzo dell’Ufficiale Inquirente, lo convoca presso la Caserma Pasquali a L’Aquila dove gli viene notificato l’apertura di un doppio procedimento Disciplinare di Stato che lo vede indagato per Diserzione e perchè ha rivelato, secondo loro, segreti militari.

Vincenzo Lo Zito ha deciso comunque di non fermarsi, di continuare a lottare nonostante le grosse difficoltà finanziarie a cui è costretto.

Effettivamente per un cittadino con una famiglia sulle spalle, per un cittadino comune che vive di uno stipendio semplice, basta poco per indurlo a tacere: basta chiedergli di difendersi da fantomatiche accuse, cercarsi avvocati..

Per questo motivo e per evitare che venga chiusa la bocca a questo onesto cittadino e servitore dello stato che sta facendo i nostri interessi, è stato organizzato un Fondo di Solidarietà e chi vuole può contribuire effettuando una donazione seguendo le istruzioni qui riportate:

http://www.facebook.com/group.php?gid=59979869517#!/event.php?eid=125221080842556&ref=mf
Difendiamo il nostro futuro.


Helene Benedetti

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Porto Sant’Elpidio (Marche) 19 giugno ore 11.30 piazzale della stazione

Quando accadono tragedie come quella Thyssenkrupp o dell’Umbria Olii, per qualche giorno i riflettori dei media italiani si accendono e qualche rappresentante politico dichiara che la realtà deve cambiare, che non si può continuare a piangere vittime innocenti, affiancato, spesso e volentieri, dai moniti del Presidente Napolitano. Ma poi, puntualmente, si spegne tutto, cala il silenzio, rimangono solo le lacrime e il crudo dolore dei familiari e dei lavoratori e delle lavoratrici vittime degli incidenti.

Il parossismo del nostro Paese è arrivato al punto tale che una famiglia, nello specifico la famiglia Gagliardoni, dopo 4 anni dalla morte di Andrea, operaio ventitrenne dell’Asoplast di Ortezzano, schiacciato  da una macchina tampografica non a norma,  abbia difficoltà nel trovare una degna sepoltura per il giovane. Al tempo della tragedia la mamma Graziella sotto choc aveva accettato il loculo in prestito da parte di una carissima amica di famiglia. Dopo 4 anni in seguito alla richiesta della signora di riavere il loculo,Graziella va dal sindaco, ma questi gli dice che non è possibile traslare Andreafinchè la signora non muore. Inizia una via crucis al comune, senza nessuna risposta.

Il sindaco resterà irremovibile persino di fronte agli avvocati della trasmissione di Mi manda rai 3 che gli dicono che non esistono regolamenti che avvalorano la sua tesi.

Saremo il 19 Giugno a Porto Sant’Elpidio alle 11:30 accanto a Graziella e la famiglia Gagliardoni per mantenere vivo il ricordo di Andrea e di tutte le vittime sul lavoro.

L’ anno 2009 si è chiuso con 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 casi mortali.

Cifre terrificanti, degne diuna guerra.

Bisogna potenziare i controlli nei luoghi di lavoro, fare in modo che vengano eseguiti seriamente e completamente,  bisogna che i responsabili degli infortuni e delle morti siano puniti con pene esemplari, che tutti i lavoratori siano formati sulle norme di sicurezza e che gli RLS e tutti i lavoratori che denunciano condizioni di insicurezza non vengano penalizzati (v. i casi  di Dante De Angelis e Salvatore Palumbo, entrambi licenziati, quest’ultimo ancora non riassunto e con tre bambini a carico).

Chiediamo al sindaco e alle autorità competenti di destinare finalmente un loculo ad Andrea, in modo che possa avere una degna sepoltura.

Chiediamo a tutti i cittadini e a tutte le organizzazioni di partecipare al presidio perchè tale evento è anche l’occasione per chiedere ancora una volta con forza che venga realizzata nei fatti una politica della sicurezza sul lavoro affinchè nessun lavoratore rischi la vita.

Associazioni e cittadini aderiscono

Informare per resistere, Cgil Fermo, Italia dei Valori di Senigallia, Rifondazione Comunista di Fermo, Agende Rosse, Meet up Macerata, Legambiente Fermo Valdasso, Unione Sindacale Italiana Usi Ait, associazione Ruggero Toffolutti

Helene BenedettiSamanta Di Persio, Alessandra Arezzo, Andrea Bagaglio, Leopoldo Pileggi, Marco Bazzoni, Maurizio Aloisi, Christina Pacella, Patrizia Angelozzi, Lorena Coletti, Eileen Forsythe, Stefano Seproni

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Il 9 maggio 2008 Vito Daniele, 36 anni, muore in circostanza mai chiarite, lasciando una moglie e 3 figli piccoli.

Vito tornava a casa dalla sua famiglia dopo una settimana di lavoro; sulla A16, tratto che congiunge Napoli con Bari, all’altezza del paesino di Pietradefusi, Vito è stato fermato dal tenete della Guardia di Finanza Roberto Russo, il tenente era solo e in borghese con l’auto di servizio. Il fermo è avvenuto in piena autostrada, subito dopo una galleria e in prossimità di una curva dove non vi era corsia d’emergenza. In quel preciso momento passava un autocarro, Vito Daniele è stato mortalmente travolto.

Il tenente Roberto Russo si è giustificato dicendo che era un fermo per eccesso di velocità. Questa non è una giustificazione, un fermo in quelle condizioni avviene in eccezioni gravissime, come ad esempio in casi come l’arresto di un boss mafioso o la cattura per una rapina in corso.

La Guardia di Finanza non ha facoltà di fermare su un’autostrada un’auto per eccesso di velocità, casomai, il tenente Roberto Russo, avrebbero dovuto chiamare la Polizia Stradale, o se proprio lo si voleva fermare, bisognava accompagnarlo in un luogo sicuro (piazzola di sosta, uscita autostradale, autogrill), solo lì poteva essere effettuato un regolare controllo.

Nella vicenda che ha portato via la vita a Vito Daniele c’è una sola certezza,  sarebbe ancora vivo se il tenente della Guardia di Finanza Roberto Russo non lo avesse fermato in modo totalmente negligente.

Oltre al danno la beffa, la moglie di Vito Daniele è stata anche querelata dall’uomo che ha provocato il disastro più grande della sua vita e di quella dei suoi tre figli; dopo aver detto al tenete Roberto Russo “Te lo porterai sulla coscienza tutta la vita. Ti ricordi la foto che hai trovato in macchina dei suoi figli?” La signora Mariella Zotti è stata denunciata e quella mattina le è stato risposto dai legali del tenente Roberto Russo “la deve finire di fare casino su Facebook, la prossima volta saranno guai”.  Quindi, come amministratrice di una pagina di Facebook, social network a cui è stato chiesto di tacere, io rispondo con quest’articolo e chiedo alla rete di fare rete e di divulgare questa storia, perché la signora Mariella Zotti e i suoi 3 figli meritano la giusta visibilità che fino ad oggi i giornalisti nazionali non le hanno ancora dato.

Divulgando questa vicenda non aiuterete solo la famiglia di Vito Daniele, farete sapere anche a chi la leggerà che un posto di blocco in piena autostrada è vietato. Conoscere i propri diritti a volte salva la vita, a Vito Daniele l’avrebbe salvata.

Il 9 giugno 2010, presso il tribunale di Benevento, alle ore 09.30, si terrà l’udienza per la causa intentata da Mariella Zotti per fare luce e giustizia sulla morte di Vito Daniele. Questo caso non può e non deve restare insabbiato e impunito, i responsabili devono pagare e l’informazione deve fare il proprio dovere divulgando la vergognosa vicenda che ha distrutto moltissime vite.

In video l’appello della signora Mariella Zotti e il racconto dell’incidente

Helene Benedetti

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Dopo la pubblicazione dell’articolo che potete leggere qui sotto, Gianluca Manca, fratello di Attilio vittima di mafia, ha subito un ennesimo atto intimidatorio.
La mafia però non ha fatto bene i conti questa volta, la resistenza non è fatta da ignorantelli che si lasciano intimidire, la resistenza è fatta da gente che non si fermerà davanti a nulla.
Poco importa ciò che deciderete di fare da adesso in poi, noi non ci fermeremo, ma anzi, ad ogni atto intimidatorio faremo tutti da cassa di risonanza!
Potete continuare a spaccare parabrezza e altri oggetti materiali, potete anche uccidere, noi andremo avanti fino a quando gli assassini di Attilio Manca non saranno arrestati!
E adesso, chiedo a tutti, utenti, blogger, gestori di siti, tutti, di divulgare anche più volte al giorno quest’articolo perché l’unione fa la forza!
Perché questi mafiosi capiscano che la famiglia Manca non è sola, perché capiscano che noi siamo più forti di loro e che hanno già perso, è solo questione di tempo!
Helene Benedetti

Il comunicato di Gianluca Manca:
Mi rivolgo a quei barcellonesi proprietari di quella terrazza, nel cui spazio sottostante, oso parcare la mia autovettura…!!!
POTETE GRAFFIARE ( COME E’ ACCADUTO RECENTEMENTE ), ROMPERE IL PARABREZZA ( COME E’ ACCADUTO OGGI…!!! ) POTETE, VOLENDO, ANCHE DISTRUGGERE LA MIA AUTO…!!!
Questo, fortunatamente, è un danno riparabile…!!!
UN DANNO IRRIPARABILE E’ STATO COMPIUTO A VITERBO TRA L’11 ED IL 12 FEBBRAIO 2004…!!!
PER QUEST’ULTIMO DANNO NON SMETTERO’ MAI DI LOTTARE PER AVERE VERITA’ E GIUSTIZIA!!!
Barcellona P. G. ( ME ) lì, 22.04.2010
Gianluca Manca
L’articolo che ha infastidito i disonesti:

di Helene Benedetti (Informare per Resistere)

-pubblicato su http://www.antimafiaduemila.com -17 aprile 2010-

Barcellona Pozzo Di Gotto(ME), paese dov’è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, c’è il Convento dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova.
La sacra struttura, ospitò, fino all’anno 2002, il frate Salvatore Massimo Ferro, che continuava, seppur saltuariamente, a frequentare il convento di Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che fu trasferito a Messina.
Il frate Salvatore Massimo Ferro è figlio di Antonio Ferro, capo mandamento di Cosa Nostra di Canicattì(AG), nonché compare di Bernardo Provenzano.
E’ fratello di Calogero Ferro, condannato per associazione mafiosa.
E’ fratello di Gioacchino FerroRoberto Ferro, entrambi arrestati perassociazione mafiosa, facevano parte del tessuto associativo di Bernardo
Provenzano
, curavano i suoi interessi, i suoi affari, la corrispondenza, gli spostamenti, e veicolavano il denaro sporco dello stesso Provenzano. Ferro Gioacchino è ancora detenuto. Ferro Roberto è stato assolto.
E’ nipote di Salvatore Ferro, un fedelissimo di Bernardo Provenzano al punto di essere fra i pochissimi prescelti a partecipare al summit del 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso(PA), riunione che determinò il rinnovamento di Cosa Nostra.
E’ strettissimo parente di una famiglia mafiosa completamente implicata negli affari di Bernardo Provenzano.
Nonostante queste parentele imbarazzanti, non è mai stato allontanato dalla Sicilia.
Sappiamo che Provenzano si è rifugiato a Barcellona Pozzo di Gotto perché ci sono delle intercettazione ambientali che ne danno certezza. La sorella del boss Bisignano parlando con un immobiliarista disse: “Avevano ragione i Manca, che dicono che suo figlio ha visitato Provenzanotutti lo sapevamo che “iddu” era qua.” Tuttavia non è mai stata fatta indagine accurata per scoprire dov’era nascosto esattamente il boss latitante.
Nell’anno 2003 un tumore alla prostata colpì Bernardo Provenzano, Attilio Manca era uno dei migliori urologi d’Italia, fu uno dei primi adeseguire la prostatectomia in laparoscopia, aveva studiato in Francia questa nuova tecnica, ed era originario di Barcellona Pozzo di Gotto.
Bernardo Provenzano è stato per ben 2 volte ricoverato a Marsiglia, in 2 cliniche differenti, entrambe le volte sotto falso nome: Gaspare Troia.La prima volta, dal 7 al 10 luglio 2003 per esami in una piccola clinica privata di La Ciotat. La seconda volta, il 29 ottobre 2003 nella
clinica privata “Casamance”di Aubagne. Occupò la stanza numero 7, gli venne asportato un tumore alla prostata col metodo della laparoscopia.
I genitori di Attilio Manca dicono di aver ricevuto, in quei giorni, unatelefonata del figlio Attilio in cui disse di essere in Francia per assistere ad un intervento, e, per la prima volta, non sarebbe tornato a casa per le festività, vi farà ritorno il 5 novembre. Il ritorno di Bernardo Provenzano in Sicilia è stato il 4 novembre.
Nelle indagini  si nomina un urologo siciliano, un urologo che non è maistato trovato.
Dalle dichiarazioni fatte da un anonimo al Maresciallo Guazzelli (ucciso nel 1992), sappiamo che Bernardo Provenzano era conosciuto dalla mafia di Sambuca di Sicilia,  come “un uomo che non ammetteva errori, era un individuo pieno di soldi, una persona che andava per le spicce, faceva uccidere anche al minimo dubbio”; da qui, capiamo che Provenzano non
avrebbe avuto alcuno scrupolo a risparmiare la vita al medico che lo curò. Attilio Manca era una specie di luminare, forse era un ragazzo anche ingenuo, in fondo aveva passato la vita sui libri e nelle sale operatorie, a 34 anni era un medico raro nel suo genere.
Ora,  un uomo con tutti quei soldi, che  da latitante va ad operarsi a Marsiglia sotto falso nome, ovviamente pretende il miglior medico in Italia. Chi è stato questo medico? Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gottoterritorio di Provenzano.
A questo punto bisognerebbe chiedersi chi è il tramite fra un boss mafioso latitante da oltre quarant’anni ed un ragazzo tanto onorevole?
Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma, e condannato in 1° grado per traffico di droga (di recente assolto in appello), frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo come AngeloPorcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri, è il cugino in primo grado del dottor Attilio Manca. È sua l’impronta che venne rilevata nel mese di marzo nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Ugo Manca giustificò l’impronta dicendo di essere stato nella casa del cugino il 15 dicembre 2003. Evidentemente Ugo Manca non sapeva che la famiglia del medico ucciso era stata a casa di Attilio il 23 e 24 dicembre, e la madre aveva provveduto ad una profonda pulitura di tutta la casa e del luogo dove fu ritrovata l’impronta.
Inoltre, la polizia scientifica, al momento del rilevamento dell’impronta, dovrebbe essere in grado di rilevare quando l’impronta è stata lasciata; ma alla procura di Viterbo questi particolari non
interessano.
Il ruolo di Ugo Manca nella vicenda non si ferma qui, in una telefonata ai genitori 10 giorni prima di morire, Attilio chiese informazioni su un tale Angelo Porcino (lo ritroveremo nel 2007 in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa), perché era stato
contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo per un consulto. Quindi, Ugo Manca era il chiaro tramite fra Attilio e un personaggio legato alla mafia Barcellonese.
I rapporti fra Ugo Manca Angelo Porcino, diventano palesi anche da un altro “piccolo” dettaglio: furono sorpresi insieme ad un summit di sospetto sapore mafioso il 7 maggio 2002.
Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del cugino, Ugo Manca si recò alla Procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste.
Il caso Manca, a distanza di tutti questi anni, resta ancora un grande eimbarazzante mistero sotto tutti i fronti; la Procura di Viterbo continua a non indagare, il Vaticano e l’Ordine dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova non hanno mai provveduto a far trasferire da subito e molto lontano un frate con una posizione tanto imbarazzante, anzi, il frate Salvatore Massimo Ferroha denunciato per diffamazioni l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici. Anche la madre di Attilio è stata denunciata dal Rev.do Fr. Matteo Castiglione.

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27506/78/

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Da 3 giorni ormai il muro dei post di “Informare per Resistere” è “bianco”.

Scriviamo questa nota per chiedere aiuto a voi.
Dopo aver fatto numerose segnalazioni per problemi “tecnici”, gli Amministratori di Facebook non ci hanno ancora risposto… non lasciate morire questa finestra sulla libertà!!!
La nostra volontà di proseguire nella pubblicazione non si è mai interrotta e, anche se con grandi difficoltà, abbiamo continuato il compito che ci siamo proposti, cioè fornire un servizio di informazione di qualità (nei limiti delle nostre possibilità e capacità). Pubbblicare senza il “muro dei post” rimane una grande limitazione per la visibilità degli stessi sia per “voi” che per noi (perchè ci rende più complicato seguire i vostri commenti)
Questa limitazione alla visibilità si ripercuote inevitabilmente sulla possibilità di accedere a delle informazioni in modo diretto, la velocità e la condivisione ne risente e quindi ne risente la stessa “democrazia in rete“.
Bando ai complottismi (anche perchè gli informatici del gruppo ritengono che si tratti davvero di problemi tecnici), rimane tutta la perplessità per il fatto che tutto stia accadendo nel pieno di una campagna elettorale tra le più dure degli ultimi anni.
Decine e decine di segnalazioni ma a tutt’oggi siamo qui “bloccati”.
Nessuna risposta da FB fino a questo momento, nessuno ha chiarito cosa stia succedendo nè se e quando potremo ricominciare ad usare a pieno le potenzialità del “gruppo”.

Per ora vi diamo alcune indicazioni:

1) Per poter vedere le note potete farlo comunque clikkando su “note” nel menù del muro.

2)Continuate costantemente a segnalare il problema “tecnico” a quest’indirizzo:http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=wall_bug inserendo nell’url la home di Informare per Resistere: http://www.facebook.com/informareXresistere

3) Condividete questa nota

Per ora è tutto contiamo sul Vostro sostegno sulle vostre “segnalazioni” e soprattutto sulla “condivisione” di questa nota

noi “RESISTIAMO”

Lo Staff di Informare per Resistere

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