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E’ un paese strano, il nostro.

L’Italia degli onesti che vorrebbero denunciare i ladri.
L’Italia in cui le guardie vanno a pranzo con i ladri.
L’Italia degli onesti che affondano nel girone della distruzione mediatica e giudiziaria.
L’Italia dei disonesti che denunciano gli onesti facendo in modo che le spese legali facciano da tappo alle loro bocche.

Parliamo della sorella di Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri).

Maria Teresa Letta, Presidentessa Regionale (ora commissario) della Croce Rossa in Abruzzo ha, di fatto, commesso da anni gravissimi illeciti all’interno della Croce Rossa Abruzzese.

Sul suo cammino ha incontrato il Maresciallo capo Vincenzo Lo Zito che aveva il compito di controllare che non avvenissero illeciti e che ha prontamente e ripetutamente denunciato le molteplici anomalie.

Per molto tempo è rimasto inascoltato, ma, finalmente, nel 2008 arriva un controllo dei Revisori dei Conti che rilevano gli illeciti fino a quando Maria Teresa Letta si presenta in ufficio per invitare a pranzo gli stessi Revisori dei Conti che, invece di rifiutare l’invito, non solo vanno a pranzo con l’indagata, ma non faranno più ritorno nel luogo dove avevano riscontrato gli illeciti, o meglio, rientrano in sede per comunicare che devono rientrare a Roma e l’ispezione cessa.

A questo punto, il maresciallo Vincenzo Lo Zito decide, giustamente, di segnalare l’operato anomalo dei Revisori dei Conti.
Questo gesto di denuncia verso i Revisori dei Conti, comporta, per il Maresciallo Vincenzo Lo Zito, la querela per Calunnia ad opera dei revisori stessi.

L’Udienza preliminare è fissata per il giorno 23 giugno alle ore 11:30 presso il Tribunale di Roma, Piazzale Clodio aula 5 G.U.P. 1° piano, per la sua difesa dovrà sborsare 8.000 euro e rischia da 2 a 6 anni di carcere.

Non è finita qui!
Per essere forse troppo onesto, la Croce Rossa ha pensato bene di farlo giudicare anche dal Comando Generale Esercito (CONFOTER) il quale, per mezzo dell’Ufficiale Inquirente, lo convoca presso la Caserma Pasquali a L’Aquila dove gli viene notificato l’apertura di un doppio procedimento Disciplinare di Stato che lo vede indagato per Diserzione e perchè ha rivelato, secondo loro, segreti militari.

Vincenzo Lo Zito ha deciso comunque di non fermarsi, di continuare a lottare nonostante le grosse difficoltà finanziarie a cui è costretto.

Effettivamente per un cittadino con una famiglia sulle spalle, per un cittadino comune che vive di uno stipendio semplice, basta poco per indurlo a tacere: basta chiedergli di difendersi da fantomatiche accuse, cercarsi avvocati..

Per questo motivo e per evitare che venga chiusa la bocca a questo onesto cittadino e servitore dello stato che sta facendo i nostri interessi, è stato organizzato un Fondo di Solidarietà e chi vuole può contribuire effettuando una donazione seguendo le istruzioni qui riportate:

http://www.facebook.com/group.php?gid=59979869517#!/event.php?eid=125221080842556&ref=mf
Difendiamo il nostro futuro.


Helene Benedetti

Porto Sant’Elpidio (Marche) 19 giugno ore 11.30 piazzale della stazione

Quando accadono tragedie come quella Thyssenkrupp o dell’Umbria Olii, per qualche giorno i riflettori dei media italiani si accendono e qualche rappresentante politico dichiara che la realtà deve cambiare, che non si può continuare a piangere vittime innocenti, affiancato, spesso e volentieri, dai moniti del Presidente Napolitano. Ma poi, puntualmente, si spegne tutto, cala il silenzio, rimangono solo le lacrime e il crudo dolore dei familiari e dei lavoratori e delle lavoratrici vittime degli incidenti.

Il parossismo del nostro Paese è arrivato al punto tale che una famiglia, nello specifico la famiglia Gagliardoni, dopo 4 anni dalla morte di Andrea, operaio ventitrenne dell’Asoplast di Ortezzano, schiacciato  da una macchina tampografica non a norma,  abbia difficoltà nel trovare una degna sepoltura per il giovane. Al tempo della tragedia la mamma Graziella sotto choc aveva accettato il loculo in prestito da parte di una carissima amica di famiglia. Dopo 4 anni in seguito alla richiesta della signora di riavere il loculo,Graziella va dal sindaco, ma questi gli dice che non è possibile traslare Andreafinchè la signora non muore. Inizia una via crucis al comune, senza nessuna risposta.

Il sindaco resterà irremovibile persino di fronte agli avvocati della trasmissione di Mi manda rai 3 che gli dicono che non esistono regolamenti che avvalorano la sua tesi.

Saremo il 19 Giugno a Porto Sant’Elpidio alle 11:30 accanto a Graziella e la famiglia Gagliardoni per mantenere vivo il ricordo di Andrea e di tutte le vittime sul lavoro.

L’ anno 2009 si è chiuso con 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 casi mortali.

Cifre terrificanti, degne diuna guerra.

Bisogna potenziare i controlli nei luoghi di lavoro, fare in modo che vengano eseguiti seriamente e completamente,  bisogna che i responsabili degli infortuni e delle morti siano puniti con pene esemplari, che tutti i lavoratori siano formati sulle norme di sicurezza e che gli RLS e tutti i lavoratori che denunciano condizioni di insicurezza non vengano penalizzati (v. i casi  di Dante De Angelis e Salvatore Palumbo, entrambi licenziati, quest’ultimo ancora non riassunto e con tre bambini a carico).

Chiediamo al sindaco e alle autorità competenti di destinare finalmente un loculo ad Andrea, in modo che possa avere una degna sepoltura.

Chiediamo a tutti i cittadini e a tutte le organizzazioni di partecipare al presidio perchè tale evento è anche l’occasione per chiedere ancora una volta con forza che venga realizzata nei fatti una politica della sicurezza sul lavoro affinchè nessun lavoratore rischi la vita.

Associazioni e cittadini aderiscono

Informare per resistere, Cgil Fermo, Italia dei Valori di Senigallia, Rifondazione Comunista di Fermo, Agende Rosse, Meet up Macerata, Legambiente Fermo Valdasso, Unione Sindacale Italiana Usi Ait, associazione Ruggero Toffolutti

Helene BenedettiSamanta Di Persio, Alessandra Arezzo, Andrea Bagaglio, Leopoldo Pileggi, Marco Bazzoni, Maurizio Aloisi, Christina Pacella, Patrizia Angelozzi, Lorena Coletti, Eileen Forsythe, Stefano Seproni

Il 9 maggio 2008 Vito Daniele, 36 anni, muore in circostanza mai chiarite, lasciando una moglie e 3 figli piccoli.

Vito tornava a casa dalla sua famiglia dopo una settimana di lavoro; sulla A16, tratto che congiunge Napoli con Bari, all’altezza del paesino di Pietradefusi, Vito è stato fermato dal tenete della Guardia di Finanza Roberto Russo, il tenente era solo e in borghese con l’auto di servizio. Il fermo è avvenuto in piena autostrada, subito dopo una galleria e in prossimità di una curva dove non vi era corsia d’emergenza. In quel preciso momento passava un autocarro, Vito Daniele è stato mortalmente travolto.

Il tenente Roberto Russo si è giustificato dicendo che era un fermo per eccesso di velocità. Questa non è una giustificazione, un fermo in quelle condizioni avviene in eccezioni gravissime, come ad esempio in casi come l’arresto di un boss mafioso o la cattura per una rapina in corso.

La Guardia di Finanza non ha facoltà di fermare su un’autostrada un’auto per eccesso di velocità, casomai, il tenente Roberto Russo, avrebbero dovuto chiamare la Polizia Stradale, o se proprio lo si voleva fermare, bisognava accompagnarlo in un luogo sicuro (piazzola di sosta, uscita autostradale, autogrill), solo lì poteva essere effettuato un regolare controllo.

Nella vicenda che ha portato via la vita a Vito Daniele c’è una sola certezza,  sarebbe ancora vivo se il tenente della Guardia di Finanza Roberto Russo non lo avesse fermato in modo totalmente negligente.

Oltre al danno la beffa, la moglie di Vito Daniele è stata anche querelata dall’uomo che ha provocato il disastro più grande della sua vita e di quella dei suoi tre figli; dopo aver detto al tenete Roberto Russo “Te lo porterai sulla coscienza tutta la vita. Ti ricordi la foto che hai trovato in macchina dei suoi figli?” La signora Mariella Zotti è stata denunciata e quella mattina le è stato risposto dai legali del tenente Roberto Russo “la deve finire di fare casino su Facebook, la prossima volta saranno guai”.  Quindi, come amministratrice di una pagina di Facebook, social network a cui è stato chiesto di tacere, io rispondo con quest’articolo e chiedo alla rete di fare rete e di divulgare questa storia, perché la signora Mariella Zotti e i suoi 3 figli meritano la giusta visibilità che fino ad oggi i giornalisti nazionali non le hanno ancora dato.

Divulgando questa vicenda non aiuterete solo la famiglia di Vito Daniele, farete sapere anche a chi la leggerà che un posto di blocco in piena autostrada è vietato. Conoscere i propri diritti a volte salva la vita, a Vito Daniele l’avrebbe salvata.

Il 9 giugno 2010, presso il tribunale di Benevento, alle ore 09.30, si terrà l’udienza per la causa intentata da Mariella Zotti per fare luce e giustizia sulla morte di Vito Daniele. Questo caso non può e non deve restare insabbiato e impunito, i responsabili devono pagare e l’informazione deve fare il proprio dovere divulgando la vergognosa vicenda che ha distrutto moltissime vite.

In video l’appello della signora Mariella Zotti e il racconto dell’incidente

Helene Benedetti

Dopo la pubblicazione dell’articolo che potete leggere qui sotto, Gianluca Manca, fratello di Attilio vittima di mafia, ha subito un ennesimo atto intimidatorio.
La mafia però non ha fatto bene i conti questa volta, la resistenza non è fatta da ignorantelli che si lasciano intimidire, la resistenza è fatta da gente che non si fermerà davanti a nulla.
Poco importa ciò che deciderete di fare da adesso in poi, noi non ci fermeremo, ma anzi, ad ogni atto intimidatorio faremo tutti da cassa di risonanza!
Potete continuare a spaccare parabrezza e altri oggetti materiali, potete anche uccidere, noi andremo avanti fino a quando gli assassini di Attilio Manca non saranno arrestati!
E adesso, chiedo a tutti, utenti, blogger, gestori di siti, tutti, di divulgare anche più volte al giorno quest’articolo perché l’unione fa la forza!
Perché questi mafiosi capiscano che la famiglia Manca non è sola, perché capiscano che noi siamo più forti di loro e che hanno già perso, è solo questione di tempo!
Helene Benedetti

Il comunicato di Gianluca Manca:
Mi rivolgo a quei barcellonesi proprietari di quella terrazza, nel cui spazio sottostante, oso parcare la mia autovettura…!!!
POTETE GRAFFIARE ( COME E’ ACCADUTO RECENTEMENTE ), ROMPERE IL PARABREZZA ( COME E’ ACCADUTO OGGI…!!! ) POTETE, VOLENDO, ANCHE DISTRUGGERE LA MIA AUTO…!!!
Questo, fortunatamente, è un danno riparabile…!!!
UN DANNO IRRIPARABILE E’ STATO COMPIUTO A VITERBO TRA L’11 ED IL 12 FEBBRAIO 2004…!!!
PER QUEST’ULTIMO DANNO NON SMETTERO’ MAI DI LOTTARE PER AVERE VERITA’ E GIUSTIZIA!!!
Barcellona P. G. ( ME ) lì, 22.04.2010
Gianluca Manca
L’articolo che ha infastidito i disonesti:

di Helene Benedetti (Informare per Resistere)

-pubblicato su http://www.antimafiaduemila.com -17 aprile 2010-

Barcellona Pozzo Di Gotto(ME), paese dov’è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, c’è il Convento dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova.
La sacra struttura, ospitò, fino all’anno 2002, il frate Salvatore Massimo Ferro, che continuava, seppur saltuariamente, a frequentare il convento di Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che fu trasferito a Messina.
Il frate Salvatore Massimo Ferro è figlio di Antonio Ferro, capo mandamento di Cosa Nostra di Canicattì(AG), nonché compare di Bernardo Provenzano.
E’ fratello di Calogero Ferro, condannato per associazione mafiosa.
E’ fratello di Gioacchino FerroRoberto Ferro, entrambi arrestati perassociazione mafiosa, facevano parte del tessuto associativo di Bernardo
Provenzano
, curavano i suoi interessi, i suoi affari, la corrispondenza, gli spostamenti, e veicolavano il denaro sporco dello stesso Provenzano. Ferro Gioacchino è ancora detenuto. Ferro Roberto è stato assolto.
E’ nipote di Salvatore Ferro, un fedelissimo di Bernardo Provenzano al punto di essere fra i pochissimi prescelti a partecipare al summit del 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso(PA), riunione che determinò il rinnovamento di Cosa Nostra.
E’ strettissimo parente di una famiglia mafiosa completamente implicata negli affari di Bernardo Provenzano.
Nonostante queste parentele imbarazzanti, non è mai stato allontanato dalla Sicilia.
Sappiamo che Provenzano si è rifugiato a Barcellona Pozzo di Gotto perché ci sono delle intercettazione ambientali che ne danno certezza. La sorella del boss Bisignano parlando con un immobiliarista disse: “Avevano ragione i Manca, che dicono che suo figlio ha visitato Provenzanotutti lo sapevamo che “iddu” era qua.” Tuttavia non è mai stata fatta indagine accurata per scoprire dov’era nascosto esattamente il boss latitante.
Nell’anno 2003 un tumore alla prostata colpì Bernardo Provenzano, Attilio Manca era uno dei migliori urologi d’Italia, fu uno dei primi adeseguire la prostatectomia in laparoscopia, aveva studiato in Francia questa nuova tecnica, ed era originario di Barcellona Pozzo di Gotto.
Bernardo Provenzano è stato per ben 2 volte ricoverato a Marsiglia, in 2 cliniche differenti, entrambe le volte sotto falso nome: Gaspare Troia.La prima volta, dal 7 al 10 luglio 2003 per esami in una piccola clinica privata di La Ciotat. La seconda volta, il 29 ottobre 2003 nella
clinica privata “Casamance”di Aubagne. Occupò la stanza numero 7, gli venne asportato un tumore alla prostata col metodo della laparoscopia.
I genitori di Attilio Manca dicono di aver ricevuto, in quei giorni, unatelefonata del figlio Attilio in cui disse di essere in Francia per assistere ad un intervento, e, per la prima volta, non sarebbe tornato a casa per le festività, vi farà ritorno il 5 novembre. Il ritorno di Bernardo Provenzano in Sicilia è stato il 4 novembre.
Nelle indagini  si nomina un urologo siciliano, un urologo che non è maistato trovato.
Dalle dichiarazioni fatte da un anonimo al Maresciallo Guazzelli (ucciso nel 1992), sappiamo che Bernardo Provenzano era conosciuto dalla mafia di Sambuca di Sicilia,  come “un uomo che non ammetteva errori, era un individuo pieno di soldi, una persona che andava per le spicce, faceva uccidere anche al minimo dubbio”; da qui, capiamo che Provenzano non
avrebbe avuto alcuno scrupolo a risparmiare la vita al medico che lo curò. Attilio Manca era una specie di luminare, forse era un ragazzo anche ingenuo, in fondo aveva passato la vita sui libri e nelle sale operatorie, a 34 anni era un medico raro nel suo genere.
Ora,  un uomo con tutti quei soldi, che  da latitante va ad operarsi a Marsiglia sotto falso nome, ovviamente pretende il miglior medico in Italia. Chi è stato questo medico? Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gottoterritorio di Provenzano.
A questo punto bisognerebbe chiedersi chi è il tramite fra un boss mafioso latitante da oltre quarant’anni ed un ragazzo tanto onorevole?
Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma, e condannato in 1° grado per traffico di droga (di recente assolto in appello), frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo come AngeloPorcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri, è il cugino in primo grado del dottor Attilio Manca. È sua l’impronta che venne rilevata nel mese di marzo nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Ugo Manca giustificò l’impronta dicendo di essere stato nella casa del cugino il 15 dicembre 2003. Evidentemente Ugo Manca non sapeva che la famiglia del medico ucciso era stata a casa di Attilio il 23 e 24 dicembre, e la madre aveva provveduto ad una profonda pulitura di tutta la casa e del luogo dove fu ritrovata l’impronta.
Inoltre, la polizia scientifica, al momento del rilevamento dell’impronta, dovrebbe essere in grado di rilevare quando l’impronta è stata lasciata; ma alla procura di Viterbo questi particolari non
interessano.
Il ruolo di Ugo Manca nella vicenda non si ferma qui, in una telefonata ai genitori 10 giorni prima di morire, Attilio chiese informazioni su un tale Angelo Porcino (lo ritroveremo nel 2007 in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa), perché era stato
contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo per un consulto. Quindi, Ugo Manca era il chiaro tramite fra Attilio e un personaggio legato alla mafia Barcellonese.
I rapporti fra Ugo Manca Angelo Porcino, diventano palesi anche da un altro “piccolo” dettaglio: furono sorpresi insieme ad un summit di sospetto sapore mafioso il 7 maggio 2002.
Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del cugino, Ugo Manca si recò alla Procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste.
Il caso Manca, a distanza di tutti questi anni, resta ancora un grande eimbarazzante mistero sotto tutti i fronti; la Procura di Viterbo continua a non indagare, il Vaticano e l’Ordine dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova non hanno mai provveduto a far trasferire da subito e molto lontano un frate con una posizione tanto imbarazzante, anzi, il frate Salvatore Massimo Ferroha denunciato per diffamazioni l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici. Anche la madre di Attilio è stata denunciata dal Rev.do Fr. Matteo Castiglione.

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27506/78/

di  Helene Benedetti

Questa è la storia di un cittadino onesto che aveva il dovere di controllare che nessuno facesse irregolarità sul suo posto di lavoro; un posto di lavoro dedicato alla beneficenza, i nostri soldi per i meno fortunati.
Quando il nostro raro cittadino onesto ha scoperto gravissime irregolarità fra i conti che non tornavano, ha giustamente denunciato, era il suo dovere, lui era pagato anche per questo.
Finalmente arrivò il controllo dei Revisori dei Conti, riscontrarono le gravissime irregolarità, erano tutti sconvolti; la sorella di Gianni Letta, Maria Teresa Letta, faceva di fatto gravi ingarbugliamenti fra conti bancari, pagamenti e riscossioni varie, autonomine, autoporcate… era tutto li, palese, scritto, documentabile… documenti che troviamo anche in rete.
Durante l’ Ispezione, la donna autrice degli illeciti, ha invitato i Revisori dei Conti a pranzo… un po’ come la storia di Berlusconi a cena con chi doveva decidere la costituzionalità incostituzionale del Lodo Alfano.
I Revisori dei Conti sono andati a pranzo con la signora indagata dicendo che sarebbero tornati il giorno dopo, non sono più tornati…
Il cittadino onesto ha denunciato anche i Revisori dei Conti per aver sospeso l’ispezione, li ha denunciati ed ha pubblicato la storia che vi sto raccontando.
Offesi, i Revisori dei Conti hanno querelato il cittadino onesto per calunnie… e mi chiedo da quando la verità è una calunnia? Da quando fare il proprio dovere è diventata una calunnia?
Il 12 maggio, il nostro raro cittadino onesto sarà giudicato, rischia una pena di 3 anni per aver fatto il proprio dovere.

Uno dei querelanti del nostro onesto cittadino è l’avvocato Romolo Reboa, membro del Collegio Unico dei Revisori dei Conti della Croce Rossa Italiana, è a sua volta indagato insieme a  Storace nello scandalo “Laziogate” in cui vengono contestati i seguenti reati:

Accesso abusivo al sistema informatico
Violazione della legge sulla privacy
Favoreggiamento
Falso
Interferenze illecita nella vita privata altrui

Speriamo nella massima divulgazione, perché da cittadini onesti ci possiamo appellare solo alla divulgazione di quanto sta accadendo.
Chi è il nostro eroe e per chi lavora?

E’ il Maresciallo Capo Vincenzo Lo Zito, dipendente del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

(Atto di querela)


di Helene Benedetti (Informare per Resistere)

-pubblicato su http://www.antimafiaduemila.com -17 aprile 2010-

A Barcellona Pozzo Di Gotto (ME), paese dov’è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, c’è il Convento dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova.
La sacra struttura, ospitò, fino all’anno 2002, il frate Salvatore Massimo Ferro, che continuava, seppur saltuariamente, a frequentare il convento di Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che fu trasferito a Messina.
Il frate Salvatore Massimo Ferro è figlio di Antonio Ferro, capo mandamento di Cosa Nostra di Canicattì(AG), nonché compare di Bernardo Provenzano.
E’ fratello di Calogero Ferro, condannato per associazione mafiosa.
E’ fratello di Gioacchino Ferro e Roberto Ferro, entrambi arrestati per associazione mafiosa, facevano parte del tessuto associativo di Bernardo
Provenzano
, curavano i suoi interessi, i suoi affari, la corrispondenza, gli spostamenti, e veicolavano il denaro sporco dello stesso Provenzano. Ferro Gioacchino è ancora detenuto. Ferro Roberto è stato assolto.
E’ nipote di Salvatore Ferro, un fedelissimo di Bernardo Provenzano al punto di essere fra i pochissimi prescelti a partecipare al summit del 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso(PA), riunione che determinò il rinnovamento di Cosa Nostra.
E’ strettissimo parente di una famiglia mafiosa completamente implicata negli affari di Bernardo Provenzano.
Nonostante queste parentele imbarazzanti, non è mai stato allontanato dalla Sicilia.
Sappiamo che Provenzano si è rifugiato a Barcellona Pozzo di Gotto perché ci sono delle intercettazione ambientali che ne danno certezza. La sorella del boss Bisignano parlando con un immobiliarista disse: “Avevano ragione i Manca, che dicono che suo figlio ha visitato Provenzano, tutti lo sapevamo che “iddu” era qua.” Tuttavia non è mai stata fatta indagine accurata per scoprire dov’era nascosto esattamente il boss latitante.
Nell’anno 2003 un tumore alla prostata colpì Bernardo Provenzano, Attilio Manca era uno dei migliori urologi d’Italia, fu uno dei primi adeseguire la prostatectomia in laparoscopia, aveva studiato in Francia questa nuova tecnica, ed era originario di Barcellona Pozzo di Gotto.
Bernardo Provenzano è stato per ben 2 volte ricoverato a Marsiglia, in 2 cliniche differenti, entrambe le volte sotto falso nome: Gaspare Troia.La prima volta, dal 7 al 10 luglio 2003 per esami in una piccola clinica privata di La Ciotat. La seconda volta, il 29 ottobre 2003 nella
clinica privata “Casamance”di Aubagne. Occupò la stanza numero 7, gli venne asportato un tumore alla prostata col metodo della laparoscopia.
I genitori di Attilio Manca dicono di aver ricevuto, in quei giorni, unatelefonata del figlio Attilio in cui disse di essere in Francia per assistere ad un intervento, e, per la prima volta, non sarebbe tornato a casa per le festività, vi farà ritorno il 5 novembre. Il ritorno di Bernardo Provenzano in Sicilia è stato il 4 novembre.
Nelle indagini  si nomina un urologo siciliano, un urologo che non è maistato trovato.
Dalle dichiarazioni fatte da un anonimo al Maresciallo Guazzelli (ucciso nel 1992), sappiamo che Bernardo Provenzano era conosciuto dalla mafia di Sambuca di Sicilia,  come “un uomo che non ammetteva errori, era un individuo pieno di soldi, una persona che andava per le spicce, faceva uccidere anche al minimo dubbio”; da qui, capiamo che Provenzano non
avrebbe avuto alcuno scrupolo a risparmiare la vita al medico che lo curò. Attilio Manca era una specie di luminare, forse era un ragazzo anche ingenuo, in fondo aveva passato la vita sui libri e nelle sale operatorie, a 34 anni era un medico raro nel suo genere.
Ora,  un uomo con tutti quei soldi, che  da latitante va ad operarsi a Marsiglia sotto falso nome, ovviamente pretende il miglior medico in Italia. Chi è stato questo medico? Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, territorio di Provenzano.
A questo punto bisognerebbe chiedersi chi è il tramite fra un boss mafioso latitante da oltre quarant’anni ed un ragazzo tanto onorevole?
Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma, e condannato in 1° grado per traffico di droga (di recente assolto in appello), frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo come AngeloPorcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri, è il cugino in primo grado del dottor Attilio Manca. È sua l’impronta che venne rilevata nel mese di marzo nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Ugo Manca giustificò l’impronta dicendo di essere stato nella casa del cugino il 15 dicembre 2003. Evidentemente Ugo Manca non sapeva che la famiglia del medico ucciso era stata a casa di Attilio il 23 e 24 dicembre, e la madre aveva provveduto ad una profonda pulitura di tutta la casa e del luogo dove fu ritrovata l’impronta.
Inoltre, la polizia scientifica, al momento del rilevamento dell’impronta, dovrebbe essere in grado di rilevare quando l’impronta è stata lasciata; ma alla procura di Viterbo questi particolari non
interessano.
Il ruolo di Ugo Manca nella vicenda non si ferma qui, in una telefonata ai genitori 10 giorni prima di morire, Attilio chiese informazioni su un tale Angelo Porcino (lo ritroveremo nel 2007 in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa), perché era stato
contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo per un consulto. Quindi, Ugo Manca era il chiaro tramite fra Attilio e un personaggio legato alla mafia Barcellonese.
I rapporti fra Ugo Manca e Angelo Porcino, diventano palesi anche da un altro “piccolo” dettaglio: furono sorpresi insieme ad un summit di sospetto sapore mafioso il 7 maggio 2002.
Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del cugino, Ugo Manca si recò alla Procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste.
Il caso Manca, a distanza di tutti questi anni, resta ancora un grande eimbarazzante mistero sotto tutti i fronti; la Procura di Viterbo continua a non indagare, il Vaticano e l’Ordine dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova non hanno mai provveduto a far trasferire da subito e molto lontano un frate con una posizione tanto imbarazzante, anzi, il frate Salvatore Massimo Ferro ha denunciato per diffamazioni l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici. Anche la madre di Attilio è stata denunciata dal Rev.do Fr. Matteo Castiglione.

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27506/78/