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Archive for the ‘Ingiustizie’ Category

Le mogli che non si lasciano intimorire possono vedere assolti i mariti violenti.

La Cassazione ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito, perché l’uomo ha sostenuto con successo che non si trattava di maltrattamenti, in quanto la moglie ”non era per nulla intimorita”, ma solo ”scossa ed esasperata”da maltrattamenti e percosse che duravano da 3 anni.

Questa è l’ennesima vergogna maschilista di un paese che non tutela le donne che subiscono violenze.

8 casi di violenza fisica e di molestia su 10 avvengono in casa, nel 70% per mano del partner.

Il 69% degli stupri è commesso da un partner.

Il 90% delle violenze non viene denunciato.


Le violenze fisiche, sessuali, psicologiche ed economiche sono ancora un tabù, le donne che denunciano sono ancora pochissime, anche se in crescita.

Ci sono una serie di motivazioni legate alla cultura e alla psicologia che si innesca nelle vittime; ma non possiamo non tener conto delle negligenze di un governo che di fatto non tutela la donna vittima di violenze.

Una donna maltrattata, senza lavoro, con figli piccoli e senza una famiglia alle spalle, in Italia è perduta!

Molti di voi penseranno “Ma ci sono le associazioni che le tutelano” , non è affatto vero. Le associazioni per i diritti delle donne maltrattate offrono in modo completamente gratuito il primo incontro legale e psicologico, poi, con qualche sconto, la donna deve provvedere a pagare le spese legali.

Questa è la situazione delle donne nel nostro paese, era così ancora prima del governo Berlusconi, e con le ministre/veline che abbiamo non credo che le cose migliorino.

Mentre il governo si fa le leggi, probabilmente in questo momento molte donne stanno subendo in silenzio una realtà atroce.

Helene Benedetti

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Ieri è stato organizzato un Sit-In a Porto Sant’Elpidio, in provincia di Fermo, per ricordare Andrea Gagliardoni e tutti i morti sul lavoro.
E’ stato organizzato in quel comune perchè il sindaco, Mario Andrenacci (in foto) del PD, si rifiuta di dare un loculo a questo ragazzo, dice che i loculi non ci sono. Andrea riposa in un loculo prestato da un’amica di famiglia, il sindaco dice che i loculi sono per i morti e non per i vivi. Andrea è morto 4 anni fa, forse è un morto scaduto.
La madre Graziella Marota, lotta da anni per dare in fretta una sepoltura finale a questo figlio sfortunato.
Graziella è una donna sola, pensa che se un giorno le dovesse accadere una disgrazia non ci sarà nessuno ad occuparsi della traslazione della salma di suo figlio.

Un sindaco è un po’ il padre dei suoi cittadini. Di fronte ad una donna sola e, con una disgrazia così grande come è quella della perdita di un figlio, il sindaco dovrebbe tentare di tutto per darle serenità, invece a Porto sant’Elpidio il sindaco Mario Andrenacci, dall’alto del suo immenso orgoglio, si rifiuta di muovere un dito per questa madre.

La storia assurda, oltre a quello che vi ho già descritto, sta nel fatto che ieri, il signor sindaco Mario Andrenacci, si è presentato puntuale all’appuntamento per l’inizio del corteo contro di lui, era venuto per sfilare con noi…
Alla sua vista abbiamo pensato che fosse venuto per portarci una delibera che attestasse che finalmente il loculo per Andrea sarebbe stato concesso.
Ci sbagliavamo.
Il sindaco Mario Andrenacci era venuto per sfilare con noi per poi intervenire al dibattito
Credevo di averle viste tutte nella mia vita, questa, mi mancava davvero!
Non solo, l’assessora Annalinda Pasquali alla vista delle telecamere mi ha assolutamente vietato di pubblicare i filmati in cui lei spiegava le motivazioni INUTILI del comune… coscienza sporca assessora?

Come se non bastasse i rappresentanti della  CGIL di Fermo che con fatica hanno dato la loro adesione e che dovevano sostenerci, hanno ben pensato di fare il corteo seduti su una panchina all’ombra. Li abbiamo incontrati sul luogo dell’appuntamento, poi non li abbiamo più visti e ce li siamo ritrovati a fine corteo su una panchina, alla faccia di tutti i tesserati. Complimenti.

Andrea Gagliardoni è morto il 20 giugno 2006 per 900 euro al mese, oggi fanno 4 anni e ad Andrea viene negato il sacrosanto diritto di riposare in pace.

Grazie sindaco Mario Andrenacci
Grazie CGIL di Fermo
Grazie assessora Annalinda Pasquali

Grazie vice sindaco Monica Leoni

Grazie assessore Alberto Procaccini
Firmate la petizione per un loculo ad Andrea:
http://www.firmiamo.it/una-degna–sepoltura–ad–andrea–gagliardoni/list

Helene Benedetti

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E’ un paese strano, il nostro.

L’Italia degli onesti che vorrebbero denunciare i ladri.
L’Italia in cui le guardie vanno a pranzo con i ladri.
L’Italia degli onesti che affondano nel girone della distruzione mediatica e giudiziaria.
L’Italia dei disonesti che denunciano gli onesti facendo in modo che le spese legali facciano da tappo alle loro bocche.

Parliamo della sorella di Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri).

Maria Teresa Letta, Presidentessa Regionale (ora commissario) della Croce Rossa in Abruzzo ha, di fatto, commesso da anni gravissimi illeciti all’interno della Croce Rossa Abruzzese.

Sul suo cammino ha incontrato il Maresciallo capo Vincenzo Lo Zito che aveva il compito di controllare che non avvenissero illeciti e che ha prontamente e ripetutamente denunciato le molteplici anomalie.

Per molto tempo è rimasto inascoltato, ma, finalmente, nel 2008 arriva un controllo dei Revisori dei Conti che rilevano gli illeciti fino a quando Maria Teresa Letta si presenta in ufficio per invitare a pranzo gli stessi Revisori dei Conti che, invece di rifiutare l’invito, non solo vanno a pranzo con l’indagata, ma non faranno più ritorno nel luogo dove avevano riscontrato gli illeciti, o meglio, rientrano in sede per comunicare che devono rientrare a Roma e l’ispezione cessa.

A questo punto, il maresciallo Vincenzo Lo Zito decide, giustamente, di segnalare l’operato anomalo dei Revisori dei Conti.
Questo gesto di denuncia verso i Revisori dei Conti, comporta, per il Maresciallo Vincenzo Lo Zito, la querela per Calunnia ad opera dei revisori stessi.

L’Udienza preliminare è fissata per il giorno 23 giugno alle ore 11:30 presso il Tribunale di Roma, Piazzale Clodio aula 5 G.U.P. 1° piano, per la sua difesa dovrà sborsare 8.000 euro e rischia da 2 a 6 anni di carcere.

Non è finita qui!
Per essere forse troppo onesto, la Croce Rossa ha pensato bene di farlo giudicare anche dal Comando Generale Esercito (CONFOTER) il quale, per mezzo dell’Ufficiale Inquirente, lo convoca presso la Caserma Pasquali a L’Aquila dove gli viene notificato l’apertura di un doppio procedimento Disciplinare di Stato che lo vede indagato per Diserzione e perchè ha rivelato, secondo loro, segreti militari.

Vincenzo Lo Zito ha deciso comunque di non fermarsi, di continuare a lottare nonostante le grosse difficoltà finanziarie a cui è costretto.

Effettivamente per un cittadino con una famiglia sulle spalle, per un cittadino comune che vive di uno stipendio semplice, basta poco per indurlo a tacere: basta chiedergli di difendersi da fantomatiche accuse, cercarsi avvocati..

Per questo motivo e per evitare che venga chiusa la bocca a questo onesto cittadino e servitore dello stato che sta facendo i nostri interessi, è stato organizzato un Fondo di Solidarietà e chi vuole può contribuire effettuando una donazione seguendo le istruzioni qui riportate:

http://www.facebook.com/group.php?gid=59979869517#!/event.php?eid=125221080842556&ref=mf
Difendiamo il nostro futuro.


Helene Benedetti

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Porto Sant’Elpidio (Marche) 19 giugno ore 11.30 piazzale della stazione

Quando accadono tragedie come quella Thyssenkrupp o dell’Umbria Olii, per qualche giorno i riflettori dei media italiani si accendono e qualche rappresentante politico dichiara che la realtà deve cambiare, che non si può continuare a piangere vittime innocenti, affiancato, spesso e volentieri, dai moniti del Presidente Napolitano. Ma poi, puntualmente, si spegne tutto, cala il silenzio, rimangono solo le lacrime e il crudo dolore dei familiari e dei lavoratori e delle lavoratrici vittime degli incidenti.

Il parossismo del nostro Paese è arrivato al punto tale che una famiglia, nello specifico la famiglia Gagliardoni, dopo 4 anni dalla morte di Andrea, operaio ventitrenne dell’Asoplast di Ortezzano, schiacciato  da una macchina tampografica non a norma,  abbia difficoltà nel trovare una degna sepoltura per il giovane. Al tempo della tragedia la mamma Graziella sotto choc aveva accettato il loculo in prestito da parte di una carissima amica di famiglia. Dopo 4 anni in seguito alla richiesta della signora di riavere il loculo,Graziella va dal sindaco, ma questi gli dice che non è possibile traslare Andreafinchè la signora non muore. Inizia una via crucis al comune, senza nessuna risposta.

Il sindaco resterà irremovibile persino di fronte agli avvocati della trasmissione di Mi manda rai 3 che gli dicono che non esistono regolamenti che avvalorano la sua tesi.

Saremo il 19 Giugno a Porto Sant’Elpidio alle 11:30 accanto a Graziella e la famiglia Gagliardoni per mantenere vivo il ricordo di Andrea e di tutte le vittime sul lavoro.

L’ anno 2009 si è chiuso con 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 casi mortali.

Cifre terrificanti, degne diuna guerra.

Bisogna potenziare i controlli nei luoghi di lavoro, fare in modo che vengano eseguiti seriamente e completamente,  bisogna che i responsabili degli infortuni e delle morti siano puniti con pene esemplari, che tutti i lavoratori siano formati sulle norme di sicurezza e che gli RLS e tutti i lavoratori che denunciano condizioni di insicurezza non vengano penalizzati (v. i casi  di Dante De Angelis e Salvatore Palumbo, entrambi licenziati, quest’ultimo ancora non riassunto e con tre bambini a carico).

Chiediamo al sindaco e alle autorità competenti di destinare finalmente un loculo ad Andrea, in modo che possa avere una degna sepoltura.

Chiediamo a tutti i cittadini e a tutte le organizzazioni di partecipare al presidio perchè tale evento è anche l’occasione per chiedere ancora una volta con forza che venga realizzata nei fatti una politica della sicurezza sul lavoro affinchè nessun lavoratore rischi la vita.

Associazioni e cittadini aderiscono

Informare per resistere, Cgil Fermo, Italia dei Valori di Senigallia, Rifondazione Comunista di Fermo, Agende Rosse, Meet up Macerata, Legambiente Fermo Valdasso, Unione Sindacale Italiana Usi Ait, associazione Ruggero Toffolutti

Helene BenedettiSamanta Di Persio, Alessandra Arezzo, Andrea Bagaglio, Leopoldo Pileggi, Marco Bazzoni, Maurizio Aloisi, Christina Pacella, Patrizia Angelozzi, Lorena Coletti, Eileen Forsythe, Stefano Seproni

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Il 9 maggio 2008 Vito Daniele, 36 anni, muore in circostanza mai chiarite, lasciando una moglie e 3 figli piccoli.

Vito tornava a casa dalla sua famiglia dopo una settimana di lavoro; sulla A16, tratto che congiunge Napoli con Bari, all’altezza del paesino di Pietradefusi, Vito è stato fermato dal tenete della Guardia di Finanza Roberto Russo, il tenente era solo e in borghese con l’auto di servizio. Il fermo è avvenuto in piena autostrada, subito dopo una galleria e in prossimità di una curva dove non vi era corsia d’emergenza. In quel preciso momento passava un autocarro, Vito Daniele è stato mortalmente travolto.

Il tenente Roberto Russo si è giustificato dicendo che era un fermo per eccesso di velocità. Questa non è una giustificazione, un fermo in quelle condizioni avviene in eccezioni gravissime, come ad esempio in casi come l’arresto di un boss mafioso o la cattura per una rapina in corso.

La Guardia di Finanza non ha facoltà di fermare su un’autostrada un’auto per eccesso di velocità, casomai, il tenente Roberto Russo, avrebbero dovuto chiamare la Polizia Stradale, o se proprio lo si voleva fermare, bisognava accompagnarlo in un luogo sicuro (piazzola di sosta, uscita autostradale, autogrill), solo lì poteva essere effettuato un regolare controllo.

Nella vicenda che ha portato via la vita a Vito Daniele c’è una sola certezza,  sarebbe ancora vivo se il tenente della Guardia di Finanza Roberto Russo non lo avesse fermato in modo totalmente negligente.

Oltre al danno la beffa, la moglie di Vito Daniele è stata anche querelata dall’uomo che ha provocato il disastro più grande della sua vita e di quella dei suoi tre figli; dopo aver detto al tenete Roberto Russo “Te lo porterai sulla coscienza tutta la vita. Ti ricordi la foto che hai trovato in macchina dei suoi figli?” La signora Mariella Zotti è stata denunciata e quella mattina le è stato risposto dai legali del tenente Roberto Russo “la deve finire di fare casino su Facebook, la prossima volta saranno guai”.  Quindi, come amministratrice di una pagina di Facebook, social network a cui è stato chiesto di tacere, io rispondo con quest’articolo e chiedo alla rete di fare rete e di divulgare questa storia, perché la signora Mariella Zotti e i suoi 3 figli meritano la giusta visibilità che fino ad oggi i giornalisti nazionali non le hanno ancora dato.

Divulgando questa vicenda non aiuterete solo la famiglia di Vito Daniele, farete sapere anche a chi la leggerà che un posto di blocco in piena autostrada è vietato. Conoscere i propri diritti a volte salva la vita, a Vito Daniele l’avrebbe salvata.

Il 9 giugno 2010, presso il tribunale di Benevento, alle ore 09.30, si terrà l’udienza per la causa intentata da Mariella Zotti per fare luce e giustizia sulla morte di Vito Daniele. Questo caso non può e non deve restare insabbiato e impunito, i responsabili devono pagare e l’informazione deve fare il proprio dovere divulgando la vergognosa vicenda che ha distrutto moltissime vite.

In video l’appello della signora Mariella Zotti e il racconto dell’incidente

Helene Benedetti

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Da anni la Presidentessa Maria Teresa Letta gestisce e fa ciò che vuole con i soldi della Croce Rossa Abruzzese, soldi nostri, soldi di donazioni, soldi statali.

C’è da chiedersi come mai tutto ciò che gira intorno a Silvio Berlusconi è marcio… che c’entra Berlusconi? Maria Teresa Letta è la sorella di Gianni Lettaappunto il braccio destro di Silvio Berlusconi!

Di seguito un riassunto della lunga intervista al Maresciallo capo Vincenzo Lo Zito.

L’intervista integrale:

Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte


Tratto dal blog del Maresciallo capo Vincenzo Lo Zito, la storia nei dettagli:

Il M.llo capo Vincenzo Lo Zito, è un dipendente della Croce Rossa Italiana Corpo Militare, in servizio presso il Comitato Regionale Abruzzo dell’Aquila con incarico di Funzionario Amministrativo qualifica C2. fino al secondo TRASFERIMENTO D’AUTORITA’ , con un esoso danno all’erario, per aver svolto solo il proprio lavoro e aver presentato dopo che i vertici della Croce Rossa Informati dei fatti tacevano…. regolari esposti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti di competenza per presunte irregolarità amministrativo-contabile, rilevate all’interno del Comitato Locale di Carsoli (AQ) prima e del Comitato Regionale Abruzzo in L’Aquila in ultimo, da parte dei rispettivi Presidenti.
Nello specifico e ultimo fatto in essere, il Presidente del Comitato Regionale Abruzzo della Croce Rossa Italiana, Maria Teresa Letta sorella di Gianni Letta, con carica esclusivamente di Presidente Regionale e quindi, né di Direttore né di Funzionario amministrativo, firmava mandati di pagamento e quant’altro avendo anche la firma depositata in Banca presso Avezzano (AQ), sua città di residenza e non a l’Aquila unica sede della struttura CRI, contrariamente a tutti i regolamenti di amministrazione che prevedono che tali compiti spettino solo ed esclusivamente al Direttore Regionale.
Anche lo stesso Direttore, aveva lamentato l’anomalia gestionale e le irregolarità alla Banca dove era depositato il C/C del Comitato Regionale Abruzzo, ma la stessa Presidentessa ha continuato a firmare unitamente a un’altra dipendente, che non aveva nessuna qualifica per la firma ed assunta a tempo determinato.
I Mandati di pagamento e le reversali d’incasso li firmavano entrambi, una come Presidente, (figura non deputata a tale compito), l’altra come Responsabile Amministrativo, violando due principi essenziali, uno che il Direttore era presente in sede, la seconda, non avendo il requisito essendo precaria.
La cosa grave è che oltre a questi evidenti abusi, nei confronti del Maresciallo Lo Zito, è stata attuata una vera e propria “guerra”: per aver più volte denunciato i fatti e aver tentato di garantire una corretta amministrazione dei soldi pubblici. Vengo trasferito due volte su indicazione della stessa Presidentessa Regionale CRI, Maria Teresa Letta, la quale addirittura come motivazione, adduce al fatto, che il Maresciallo Lo Zito le impedisce di svolgere il suo lavoro (illegale) e pertanto richiede il trasferimento immediato per “INCOMPATIBILITA’ AMBIENTALE” cosi si legge sull’ennesimo provvedimento del 11 Agosto 2008 e questa volta addirittura fuori Regione e precisamente all’ Ufficio Arruolamento e Addestramento di ASSISI (PG), della regione Umbria.
Tutto questo oltre al notevole disagio creatomi per gli spostamenti, anche in seguito al recente e delicato intervento cardiaco cui sono stato sottoposto e ancora convalescente, ha comportato un esoso esborso di denaro pubblico……. come riportato anche nel verbale dell’Ispezione del Ministero Economia e Finanza.
Si precisa che l’apertura dei Centri di Mobilitazione con Ordinanza Presidenziale 223/06 contestata anche dall’ispezione, “non comportava impiego di fondi”…… cosa che non è stata, come dalla tabella riportata nell’ispezione stessa.
Inoltre per l’apertura dei Centri è stato trasferito d’Autorità del personale che ha percepito regolare indennità di trasferimento, nonostante fossero inutili come evidenziato anche dall’indagine svolta dal “Corriere della Sera” Nel Centro di Assisi (Perugia) per costutuirlo appositamente vengono trasferiti da Roma i militari Ten. Col. Reali Antonello e Mar. Muto Silvio che risultano rispettivamente in ordine, il primo già con incarico ad Interim anche del Centro di Roma per farlo rientrare e Comandante, dopo aver percepito l’indennità di trasferimento e il secondo in attesa, mentre il sottoscritto Maresciallo Capo Vincenzo Lo Zito viene trasferito con tanto di oneri in una sede che risulta inutile… e tra l’altro, nonostante ci sia una copiosa certificazione sanitaria, che mi vieta nel modo più assoluto di allontanarmi dalla mia residenza e raggiungere una destinazione così lontana, che comporterà la sospensione del trattamento riabilitativo e il degenerare della mia patologia cardiaca sottoponendomi a notevole stress psico-fisico e non potendo rispettare le norme prescritte di alimentazione e riposo..
Il Soggiorno avverrà in Auto e l’alimentazione alla meglio.. dato che non è previsto un alloggio di servizio e non posso permettermi il carico di un ulteriore affitto dato che ho già una casa da pagare e il mantenimento di due figli di cui uno all’università…. e tutto questo: PER PROTEGGERE una persona che meriterebbe Lei l’allontanamento o la radiazione dalla Croce Rossa italiana.. Ma tutto questo non è possibile perchè è la SORELLA di Gianni Letta….

Helene Benedetti

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