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Archive for the ‘antimafia’ Category

Di Helene Benedetti

Pubblicato dalla testata giornalistica: Julienews

La mafia non è più un problema unicamente siciliano o italiano. Che la mafia si sia estesa in tutta Europa è un dato di fatto. I nostri peggiori latitanti coltivano indisturbati i loro sporchi affari anche fuori dal territorio italiano. Se vivono la loro latitanza in Italia, si affidano comunque ai medici europei anche quando si tratta solo di piccoli ritocchi di chirurgia estetica.

Dati allarmanti però giungono da Marsiglia, città che, da tempi antichi, si intreccia con le mafie di tutto il mondo. Fin dal dopoguerra, Marsiglia è stata il centro nevralgico della mafia internazionale.

Bernardo Provenzano, latitante per ben 43 anni, andò a Marsiglia 2 volte, in 2 cliniche differenti:
Dal 7 al 10 luglio 2003 fu ricoverato nella clinica di La Ciotat per dei controlli.
Fu operato il 29 ottobre 2003 nella clinica di Casamance ad Aubagne, operazione pagata dalla Regione Sicilia allora gestita da Salvatore Cuffaro.
Pare che nella stessa clinica fu operato anche il boss Paolo Di Lauro. E sembrerebbe che, nella stessa clinica, il boss Giuseppe Falsone, arrestato lo scorso venerdì, abbia subito un piccolo ritocco di chirurgia estetica al naso.
Non possiamo parlare di coincidenze. Non si può far finta che tutto questo sia un caso, soprattutto quando si tenta di archiviare come suicidio un chiarissimo omicidio com’è quello del dottor Attilio Manca.
La presenza dei latitanti italiani in Europa non si ferma a Marsiglia: Il boss Paolo Di Lauro aveva dei negozi in Francia e per la precisione a  Nizza, Lione e Parigi
Umberto Onda, camorrista latitante dal 2007, è stato arrestato questa mattina mentre sbarcava da un traghetto proveniente dalla Grecia
Giovanni Strangio, boss della ndrangheta, responsabile della strage di Duisburg arrestato in Olanda nel 2009, è stato preso in casa dove viveva con sua moglie e suo figlio.
Francesco Schiavone, capoclan dei Casalesi, arrestato nel marzo del 2004 a Krosmos in Polonia, viveva in Ungheria.
Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, a causa di una forma di strabismo, è stato operato il 6 gennaio 1994 nella prestigiosa clinica “Barraquer” di Barcellona, in Spagna.
Addirittura, i clan secondiglianesi, avevano magazzini e negozi sparsi in Europa, Portogallo, Austria, Finlandia, Germania, Spagna, Belgio, Inghilterra, Irlanda, Olanda e Danimarca.
Questi sono solo piccoli accenni, l’elenco è davvero preoccupante.
E allora, la mafia, è davvero solo cosa nostra?

Breve cronistoria di Sergio Cacioppo su Marsiglia:


Nel Novecento la mafia, sempre alla ricerca di nuovi luoghi trova una collocazione in Provenza, tanto più nel secondo dopoguerra, quando, a Marsiglia, la mafia riusciva a dominare il commercio degli oppiacei, raffinati in laboratori provenzali per essere immessi nelle rotte atlantiche.
Proprio in quei frangenti si imposero, per capacità organizzative e dispiego di mezzi, narcotrafficanti comeBarthélémyAntoine GuériniPaul MondoloniDominique e Jean VenturiXavier e Jean Francisci,Auguste Joseph Ricord.
Era ancora molto potente la French Connection, che, risalente agli anni di Paul Carbone François Spirito, integrava in quei frangenti boss assai quotati come il brasiliano Auguste Ricord e il sicilianoSalvatore Greco, oltre che i boss più potenti della mafia italo-americana, interessati all’eroina.
Negli anni cinquanta la mafia marsigliese intreccia rapporti con la mafia d’oltre oceano stringendo patti scellerati con uomini del calibro di Lucky Luciano.
Negli anni sessanta un potente boss mafioso fu ucciso in ospedale a Marsiglia, il suo nome è René Mondoloni, figlio naturale di Barthélemy (potente famiglia mafiosa).
Negli anni settanta dominò la scena Salvatore Riina che dimostrò di possedere una efferata vocazione alla forza a cui non seppe mai rinunciare.
Negli anni ottanta si scatenarono conflitti sanguinosi con la banda di Raymond Mihière, detto “il cinese”, e Souhel Hanna-Elias, “il libanese”, Marsiglia era divenuta la maggiore città europea dove le mafie siciliane, americane, africane, belghe, si scontravano per il controllo mondiale della droga.

Helene Benedetti di “Informare per Resistere”

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Dopo la pubblicazione dell’articolo che potete leggere qui sotto, Gianluca Manca, fratello di Attilio vittima di mafia, ha subito un ennesimo atto intimidatorio.
La mafia però non ha fatto bene i conti questa volta, la resistenza non è fatta da ignorantelli che si lasciano intimidire, la resistenza è fatta da gente che non si fermerà davanti a nulla.
Poco importa ciò che deciderete di fare da adesso in poi, noi non ci fermeremo, ma anzi, ad ogni atto intimidatorio faremo tutti da cassa di risonanza!
Potete continuare a spaccare parabrezza e altri oggetti materiali, potete anche uccidere, noi andremo avanti fino a quando gli assassini di Attilio Manca non saranno arrestati!
E adesso, chiedo a tutti, utenti, blogger, gestori di siti, tutti, di divulgare anche più volte al giorno quest’articolo perché l’unione fa la forza!
Perché questi mafiosi capiscano che la famiglia Manca non è sola, perché capiscano che noi siamo più forti di loro e che hanno già perso, è solo questione di tempo!
Helene Benedetti

Il comunicato di Gianluca Manca:
Mi rivolgo a quei barcellonesi proprietari di quella terrazza, nel cui spazio sottostante, oso parcare la mia autovettura…!!!
POTETE GRAFFIARE ( COME E’ ACCADUTO RECENTEMENTE ), ROMPERE IL PARABREZZA ( COME E’ ACCADUTO OGGI…!!! ) POTETE, VOLENDO, ANCHE DISTRUGGERE LA MIA AUTO…!!!
Questo, fortunatamente, è un danno riparabile…!!!
UN DANNO IRRIPARABILE E’ STATO COMPIUTO A VITERBO TRA L’11 ED IL 12 FEBBRAIO 2004…!!!
PER QUEST’ULTIMO DANNO NON SMETTERO’ MAI DI LOTTARE PER AVERE VERITA’ E GIUSTIZIA!!!
Barcellona P. G. ( ME ) lì, 22.04.2010
Gianluca Manca
L’articolo che ha infastidito i disonesti:

di Helene Benedetti (Informare per Resistere)

-pubblicato su http://www.antimafiaduemila.com -17 aprile 2010-

Barcellona Pozzo Di Gotto(ME), paese dov’è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, c’è il Convento dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova.
La sacra struttura, ospitò, fino all’anno 2002, il frate Salvatore Massimo Ferro, che continuava, seppur saltuariamente, a frequentare il convento di Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che fu trasferito a Messina.
Il frate Salvatore Massimo Ferro è figlio di Antonio Ferro, capo mandamento di Cosa Nostra di Canicattì(AG), nonché compare di Bernardo Provenzano.
E’ fratello di Calogero Ferro, condannato per associazione mafiosa.
E’ fratello di Gioacchino FerroRoberto Ferro, entrambi arrestati perassociazione mafiosa, facevano parte del tessuto associativo di Bernardo
Provenzano
, curavano i suoi interessi, i suoi affari, la corrispondenza, gli spostamenti, e veicolavano il denaro sporco dello stesso Provenzano. Ferro Gioacchino è ancora detenuto. Ferro Roberto è stato assolto.
E’ nipote di Salvatore Ferro, un fedelissimo di Bernardo Provenzano al punto di essere fra i pochissimi prescelti a partecipare al summit del 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso(PA), riunione che determinò il rinnovamento di Cosa Nostra.
E’ strettissimo parente di una famiglia mafiosa completamente implicata negli affari di Bernardo Provenzano.
Nonostante queste parentele imbarazzanti, non è mai stato allontanato dalla Sicilia.
Sappiamo che Provenzano si è rifugiato a Barcellona Pozzo di Gotto perché ci sono delle intercettazione ambientali che ne danno certezza. La sorella del boss Bisignano parlando con un immobiliarista disse: “Avevano ragione i Manca, che dicono che suo figlio ha visitato Provenzanotutti lo sapevamo che “iddu” era qua.” Tuttavia non è mai stata fatta indagine accurata per scoprire dov’era nascosto esattamente il boss latitante.
Nell’anno 2003 un tumore alla prostata colpì Bernardo Provenzano, Attilio Manca era uno dei migliori urologi d’Italia, fu uno dei primi adeseguire la prostatectomia in laparoscopia, aveva studiato in Francia questa nuova tecnica, ed era originario di Barcellona Pozzo di Gotto.
Bernardo Provenzano è stato per ben 2 volte ricoverato a Marsiglia, in 2 cliniche differenti, entrambe le volte sotto falso nome: Gaspare Troia.La prima volta, dal 7 al 10 luglio 2003 per esami in una piccola clinica privata di La Ciotat. La seconda volta, il 29 ottobre 2003 nella
clinica privata “Casamance”di Aubagne. Occupò la stanza numero 7, gli venne asportato un tumore alla prostata col metodo della laparoscopia.
I genitori di Attilio Manca dicono di aver ricevuto, in quei giorni, unatelefonata del figlio Attilio in cui disse di essere in Francia per assistere ad un intervento, e, per la prima volta, non sarebbe tornato a casa per le festività, vi farà ritorno il 5 novembre. Il ritorno di Bernardo Provenzano in Sicilia è stato il 4 novembre.
Nelle indagini  si nomina un urologo siciliano, un urologo che non è maistato trovato.
Dalle dichiarazioni fatte da un anonimo al Maresciallo Guazzelli (ucciso nel 1992), sappiamo che Bernardo Provenzano era conosciuto dalla mafia di Sambuca di Sicilia,  come “un uomo che non ammetteva errori, era un individuo pieno di soldi, una persona che andava per le spicce, faceva uccidere anche al minimo dubbio”; da qui, capiamo che Provenzano non
avrebbe avuto alcuno scrupolo a risparmiare la vita al medico che lo curò. Attilio Manca era una specie di luminare, forse era un ragazzo anche ingenuo, in fondo aveva passato la vita sui libri e nelle sale operatorie, a 34 anni era un medico raro nel suo genere.
Ora,  un uomo con tutti quei soldi, che  da latitante va ad operarsi a Marsiglia sotto falso nome, ovviamente pretende il miglior medico in Italia. Chi è stato questo medico? Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gottoterritorio di Provenzano.
A questo punto bisognerebbe chiedersi chi è il tramite fra un boss mafioso latitante da oltre quarant’anni ed un ragazzo tanto onorevole?
Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma, e condannato in 1° grado per traffico di droga (di recente assolto in appello), frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo come AngeloPorcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri, è il cugino in primo grado del dottor Attilio Manca. È sua l’impronta che venne rilevata nel mese di marzo nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Ugo Manca giustificò l’impronta dicendo di essere stato nella casa del cugino il 15 dicembre 2003. Evidentemente Ugo Manca non sapeva che la famiglia del medico ucciso era stata a casa di Attilio il 23 e 24 dicembre, e la madre aveva provveduto ad una profonda pulitura di tutta la casa e del luogo dove fu ritrovata l’impronta.
Inoltre, la polizia scientifica, al momento del rilevamento dell’impronta, dovrebbe essere in grado di rilevare quando l’impronta è stata lasciata; ma alla procura di Viterbo questi particolari non
interessano.
Il ruolo di Ugo Manca nella vicenda non si ferma qui, in una telefonata ai genitori 10 giorni prima di morire, Attilio chiese informazioni su un tale Angelo Porcino (lo ritroveremo nel 2007 in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa), perché era stato
contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo per un consulto. Quindi, Ugo Manca era il chiaro tramite fra Attilio e un personaggio legato alla mafia Barcellonese.
I rapporti fra Ugo Manca Angelo Porcino, diventano palesi anche da un altro “piccolo” dettaglio: furono sorpresi insieme ad un summit di sospetto sapore mafioso il 7 maggio 2002.
Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del cugino, Ugo Manca si recò alla Procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste.
Il caso Manca, a distanza di tutti questi anni, resta ancora un grande eimbarazzante mistero sotto tutti i fronti; la Procura di Viterbo continua a non indagare, il Vaticano e l’Ordine dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova non hanno mai provveduto a far trasferire da subito e molto lontano un frate con una posizione tanto imbarazzante, anzi, il frate Salvatore Massimo Ferroha denunciato per diffamazioni l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici. Anche la madre di Attilio è stata denunciata dal Rev.do Fr. Matteo Castiglione.

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27506/78/

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di Helene Benedetti (Informare per Resistere)

-pubblicato su http://www.antimafiaduemila.com -17 aprile 2010-

A Barcellona Pozzo Di Gotto (ME), paese dov’è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, c’è il Convento dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova.
La sacra struttura, ospitò, fino all’anno 2002, il frate Salvatore Massimo Ferro, che continuava, seppur saltuariamente, a frequentare il convento di Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che fu trasferito a Messina.
Il frate Salvatore Massimo Ferro è figlio di Antonio Ferro, capo mandamento di Cosa Nostra di Canicattì(AG), nonché compare di Bernardo Provenzano.
E’ fratello di Calogero Ferro, condannato per associazione mafiosa.
E’ fratello di Gioacchino Ferro e Roberto Ferro, entrambi arrestati per associazione mafiosa, facevano parte del tessuto associativo di Bernardo
Provenzano
, curavano i suoi interessi, i suoi affari, la corrispondenza, gli spostamenti, e veicolavano il denaro sporco dello stesso Provenzano. Ferro Gioacchino è ancora detenuto. Ferro Roberto è stato assolto.
E’ nipote di Salvatore Ferro, un fedelissimo di Bernardo Provenzano al punto di essere fra i pochissimi prescelti a partecipare al summit del 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso(PA), riunione che determinò il rinnovamento di Cosa Nostra.
E’ strettissimo parente di una famiglia mafiosa completamente implicata negli affari di Bernardo Provenzano.
Nonostante queste parentele imbarazzanti, non è mai stato allontanato dalla Sicilia.
Sappiamo che Provenzano si è rifugiato a Barcellona Pozzo di Gotto perché ci sono delle intercettazione ambientali che ne danno certezza. La sorella del boss Bisignano parlando con un immobiliarista disse: “Avevano ragione i Manca, che dicono che suo figlio ha visitato Provenzano, tutti lo sapevamo che “iddu” era qua.” Tuttavia non è mai stata fatta indagine accurata per scoprire dov’era nascosto esattamente il boss latitante.
Nell’anno 2003 un tumore alla prostata colpì Bernardo Provenzano, Attilio Manca era uno dei migliori urologi d’Italia, fu uno dei primi adeseguire la prostatectomia in laparoscopia, aveva studiato in Francia questa nuova tecnica, ed era originario di Barcellona Pozzo di Gotto.
Bernardo Provenzano è stato per ben 2 volte ricoverato a Marsiglia, in 2 cliniche differenti, entrambe le volte sotto falso nome: Gaspare Troia.La prima volta, dal 7 al 10 luglio 2003 per esami in una piccola clinica privata di La Ciotat. La seconda volta, il 29 ottobre 2003 nella
clinica privata “Casamance”di Aubagne. Occupò la stanza numero 7, gli venne asportato un tumore alla prostata col metodo della laparoscopia.
I genitori di Attilio Manca dicono di aver ricevuto, in quei giorni, unatelefonata del figlio Attilio in cui disse di essere in Francia per assistere ad un intervento, e, per la prima volta, non sarebbe tornato a casa per le festività, vi farà ritorno il 5 novembre. Il ritorno di Bernardo Provenzano in Sicilia è stato il 4 novembre.
Nelle indagini  si nomina un urologo siciliano, un urologo che non è maistato trovato.
Dalle dichiarazioni fatte da un anonimo al Maresciallo Guazzelli (ucciso nel 1992), sappiamo che Bernardo Provenzano era conosciuto dalla mafia di Sambuca di Sicilia,  come “un uomo che non ammetteva errori, era un individuo pieno di soldi, una persona che andava per le spicce, faceva uccidere anche al minimo dubbio”; da qui, capiamo che Provenzano non
avrebbe avuto alcuno scrupolo a risparmiare la vita al medico che lo curò. Attilio Manca era una specie di luminare, forse era un ragazzo anche ingenuo, in fondo aveva passato la vita sui libri e nelle sale operatorie, a 34 anni era un medico raro nel suo genere.
Ora,  un uomo con tutti quei soldi, che  da latitante va ad operarsi a Marsiglia sotto falso nome, ovviamente pretende il miglior medico in Italia. Chi è stato questo medico? Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, territorio di Provenzano.
A questo punto bisognerebbe chiedersi chi è il tramite fra un boss mafioso latitante da oltre quarant’anni ed un ragazzo tanto onorevole?
Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma, e condannato in 1° grado per traffico di droga (di recente assolto in appello), frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo come AngeloPorcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri, è il cugino in primo grado del dottor Attilio Manca. È sua l’impronta che venne rilevata nel mese di marzo nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Ugo Manca giustificò l’impronta dicendo di essere stato nella casa del cugino il 15 dicembre 2003. Evidentemente Ugo Manca non sapeva che la famiglia del medico ucciso era stata a casa di Attilio il 23 e 24 dicembre, e la madre aveva provveduto ad una profonda pulitura di tutta la casa e del luogo dove fu ritrovata l’impronta.
Inoltre, la polizia scientifica, al momento del rilevamento dell’impronta, dovrebbe essere in grado di rilevare quando l’impronta è stata lasciata; ma alla procura di Viterbo questi particolari non
interessano.
Il ruolo di Ugo Manca nella vicenda non si ferma qui, in una telefonata ai genitori 10 giorni prima di morire, Attilio chiese informazioni su un tale Angelo Porcino (lo ritroveremo nel 2007 in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa), perché era stato
contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo per un consulto. Quindi, Ugo Manca era il chiaro tramite fra Attilio e un personaggio legato alla mafia Barcellonese.
I rapporti fra Ugo Manca e Angelo Porcino, diventano palesi anche da un altro “piccolo” dettaglio: furono sorpresi insieme ad un summit di sospetto sapore mafioso il 7 maggio 2002.
Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del cugino, Ugo Manca si recò alla Procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste.
Il caso Manca, a distanza di tutti questi anni, resta ancora un grande eimbarazzante mistero sotto tutti i fronti; la Procura di Viterbo continua a non indagare, il Vaticano e l’Ordine dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova non hanno mai provveduto a far trasferire da subito e molto lontano un frate con una posizione tanto imbarazzante, anzi, il frate Salvatore Massimo Ferro ha denunciato per diffamazioni l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici. Anche la madre di Attilio è stata denunciata dal Rev.do Fr. Matteo Castiglione.

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27506/78/

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L’8 gennaio a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, c’è stata la commemorazione per il 17° anniversario dalla morte di Beppe Alfano, insegnante con la passione per il giornalismo ucciso per mano della mafia.
Nessuno ne ha parlato: né i giornali di sinistra, né i giornali di destra, né il giornale nato qualche mese fa e che tutti vantavano e sventolavano come un traguardo per la libertà di informazione. Sembra quasi che anche per la cosiddetta informazione libera le vittime di mafia non facciano notizia. Persone che in nome della verità, della giustizia e dell’informazione hanno dato la propria vita non interessano ai giornalisti. Nessuno li ricorda. Si preferisce parlare sempre e solo di Berlusconi. come se tutti i mali del nostro paese nascessero e si esaurissero ad Arcore.

A Barcellona Pozzo di Gotto è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, ma la gente si è sempre ostinata a fingere di ignorarlo, non solo evitando di partecipare alla commemorazione annuale organizzata dalla figlia di Beppe Alfano, Sonia, ma cercando anche di denigrare un uomo morto anche per loro, per amore del proprio paese, per amore della verità e della giustizia.
Guai a dire che a Barcellona Pozzo di Gotto c’è la mafia! Ogni anno, puntuali come un orologio svizzero, secondo uno schema collaudato e funzionale – in uso nel sistema mafioso come nel sistema paese – si presentavano finti contestatori ad urlare che Beppe Alfano fu stato ucciso per un delitto passionale, nonostante la verità processuale sia un’altra.

In occasione della commemorazione, noi liberi cittadini provenienti da tutta l’Italia, decisi a combattere la mafia, abbiamo così organizzato un autobus. Venivamo da L’aquila, da Pescara, da Vasto, da Bologna, da Lamezia Terme, da Perugia, da Eboli, da Roma… ci siamo incontrati tutti a Roma, e poi sulla strada abbiamo raccolto altri cittadini, tutti ugualmente arrabbiati e consapevoli che non avrebbero trovato un’atmosfera idilliaca, ma convinti della necessità di scendere in campo!

Barcellona Pozzo di Gotto è un paese dove la mafia la guardi dritta negli occhi. Se ne sente il puzzo, riesci quasi a toccarla. Dietro le finestre si intravedono gli abitanti immobili, che non hanno nessuna intenzione di scendere per commemorare un uomo cui la vita è stata tolta anche per loro. I più curiosi scendono in strada, con aria indifferente, appoggiati ai muri o alle macchine parcheggiate. Osservano questi strani individui che hanno fatto chilometri per venire a dimostrare che bastano un po’ di buona volontà e determinazione.

Quest’anno, per la prima volta, non c’è stata nessuna contestazione, solo una commemorazione degna, piena di applausi, di occhi lucidi, di sorrisi densi di solidarietà. Per noi è stata come una vittoria. Si, abbiamo vinto una piccola battaglia: l’8 gennaio 2010 un pullman di gente onesta ha capito che la mafia si può perlomeno mettere a tacere. Adesso non ci fermeranno più.

Cari barcellonesi, vi aspettavamo. Eravamo li per liberarvi dalle vostre paure, per incoraggiarvi, per iniziare insieme a voi un cammino difficile ma pieno di speranza. C’eravamo e ci saremo anche l’anno prossimo. Saremo il doppio, saremo sempre di più, fino a quando tutti i barcellonesi onesti non scenderanno in strada insieme a noi!

1, 2 , 3, 4, 5, 10, 100 passi!

Scritto da Helene Benedetti
Pubblicato da Claudio Messora: http://www.byoblu.com/post/2010/01/11/Beppe-Alfano.aspx

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